Scopriamo l'acqua calda Contattami,On Line 

   Per quanto mi sforzi, non riesco proprio ad essere digitale
martedì 16 settembre 2003

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Poi se non capisci non è colpa mia.

impanato da uzi | 23:49 | Commenta:




martedì 16 settembre 2003

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Oops i did'it again
Conoscenza: sapere come fare, acquisire le dovute informazioni attraverso l’esperienza altrui. Nel caso sia impossibile affidarsi alle proprie capacità: Sperare nella botta di culo. Riassunto degli ultimi giorni. Possedendo un blog non dovresti riassumere un bel niente, ma sì da il caso che in alcune situazioni la postazione telematica sia irraggiungibile, vuoi per distanza fisica o, come nel mio caso, spirituale. Con ciò non intendo affermare la perdita d'interesse nei confronti della blog-scrittura, che abbandonerò tutto (forse domani, oggi no). Certo mancano i soggetti, nessuno che si schianta in motorino, le donnine ultrasessantenni dopo una dose di xerenill o di grappa veneta, se ne stanno buone buonine sedute sulle loro vecchie sedie impagliate, a ricamare improbabili copertine, mentre l’ultimo raggio di sole illumina l’uncinetto che vorticosamente annoda i fili di lana. Nemmeno un eroe cui far le pulci, nessun suicidio ecclesiastico, niente di che. La verità è che non ho tempo, forse è meglio dire: non ho l’attenzione rivolta all’esterno, né tanto meno all’interno. Gli ultimi giorni li ho passati nei blog. I miei blog. Aperti ovunque, trovando mille difficoltà per diversi motivi, tutti tecnici e alquanto noiosi se non fai parte -come non ne faccio parte io, se non saltuariamente- di una ristretta cerchia di smanettoni, quelli buoni a far tutto con un pc, anche “schedulare” un caffè alla macchinetta dell’ufficio accanto. Ma non divago oltre. Un primo tentativo su lycos, buon software per blog, simpatico, veloce, leggero, facile da installare. Ma sentiva tanto di ripiego, come a dire: non sei buono ma non lo vuoi dare a vedere. Un ripiego che in ogni caso mi ha esaltato, al punto da prendere una decisione che solo nove mesi fa non mi sarei nemmeno sognato. Senza conoscenza alcuna di un qualsiasi linguaggio dedicato al web, e sarebbe poca cosa, visto che non si tratta di costruire ma semplicemente assemblare. Privo di qualsiasi conoscenza a proposito di server e loro utilizzo. Ho richiesto spazi gratuiti a destra e a manca, per provare, per cercare di capire come funzionano le cose, prima di cimentarmi in quella che ritenevo l’impresa titanica di un navigatore, nemmeno tanto bravo, della rete. Il resoconto fino ad ieri sera: richiesti cinque spazi gratuiti, due inutilizzabili per svariate carenze tecniche, uno per lentezza. Uno buono solo per quella che ho definito “la soluzione di ripiego” e l’ultimo sembrava andar bene, se non fosse che le ripetute installazioni sono andate tutte a ramengo. Non funzionava mai qualcosa, all’ultimo tentativo ho chiesto all’assistenza tecnica, con un inglese che probabilmente capivo solo io, se avevano problemi tecnici con un certo tipo d’applicazione. Molto gentilmente mi hanno risposto che non c’era nessun problema, ma per ovviare alle ripetute installazioni, avrebbero resettato il mio account permettendomi di ripartire da zero. Nonostante la tabula rasa su quel server non ha mai girato nulla tranne i miei attributi in evidente stato d’overload. Affrontavo mesto la giornata, pronto all’ennesima sconfitta, pronto a disperarmi in cerca di un aiuto, magari nell’idioma a me più consono, visto che con l’inglese non concludevo nulla. Ma la gran sorpresa, quello che mai mi sarei aspettato: tutto Ok al primo colpo. Possibile? Per ora sembra di si Pare che funzioni, ovviamente dopo aver letto questo messaggio; come in missione impossibile: questo server si autodistruggerà entro 10 secondi. 3,2,1… Si lo so, non si fa così, però: cosa fatta, capo ha. Ci si vede di là.

impanato da uzi | 22:49 | Commenta:




martedì 16 settembre 2003

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Time left
- Allora sei pronto!? ~ Si arrivo... - Dai che ci aspettano ~ Finisco di scaricare e arrivo

impanato da uzi | 21:33 | 4 Commenti




lunedì 15 settembre 2003

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Lunedi Blog
La giornata sembra percepire l'umore da "lunedì", stentando, arranca e schiarisce senza mostrar il sorgere del sole. Le campane lugubri chiamano a raccolta i fedeli per la messa del primo mattino, i rintocchi si ripetono lenti, quasi un'agonia per la domenica prematuramente scomparsa. L'aria fresca fa rabbrividire chi, confortato dal calendario, non vuol ammettere che l'estate è finita. Comincia così questa settimana di fine settembre, nell'attesa che l'autunno colori ogni cosa, prima di spogliare e mettere a riposo la flora stanca e provata dalla lunga estate.

impanato da uzi | 08:25 | 18 Commenti




lunedì 15 settembre 2003

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Qaundo vuoi
- Sai cos'è!? E' che manca la fantasia! ~ A chi scusa? - Al mondo, manca la fantasia, non c'è fantasia ecco. ~ Ma sai, con tutti i problemi che ha la gente... - Non c'entra niente... - Guarda me, io posso immaginare il Parma vincere lo scudetto ~ Mi sa che hai ragione.

impanato da uzi | 04:54 | Commenta:




sabato 13 settembre 2003

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Post Primordiali
Alle 7 del mattino con la sigaretta in bocca, disorientato e privo di almeno tre dei principali sensi Alzi lo sguardo al cielo, perche' l'orizzonte e' occupato dagli edifici e vorresti essere lassu' con venere marte e la falce di luna. Ma non e' cosi' ogni mattina ? Accendere la radio e' di poco conforto o ci sono canzoni strazianti che gridano al mondo l'amor perduto o quello mai avuto. Se va male c'e' il radiogiornale, che tra bombe attentati, alluvioni terremoti eruzioni, manovre economiche che sembrano quelle che fa mia nonna quando mette la retro... Ma oggi e' l'ultima domenica dell'anno !! Su con il morale ! Forse nel 2003 non ne faranno, forse il prossimo sara' un bell'anno.... Certo che come incipit del tuo blog non e' niente male, dai l'impressione d'essere uno di quei depressi senza possibilita' di soluzione alcuna... Invece sei solo incazzato con il mondo perche' ti sei svegliato male e tardi, hai freddo e vorresti una personcina calda morbida e assonnata come te che ti preparasse un caffe'. Lì, solo in mezzo al cortile, a cercare le chiavi incazzato con il freddo e con nessuno con cui prendersela. Si proprio un Buon Giorno !
Questo è il mio primo vero post. Datato 29 dicembre 2002 e postato sul secondo blog clarenciano che aprii, e che dopo due giorni non ne volle più sapere del sottoscritto. Chissà se fra altri nove mesi ritrovo anche la password.

impanato da uzi | 08:33 | 8 Commenti




sabato 13 settembre 2003

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Qui
Passo le giornate, almeno le ultime due, a trasferire files con protocollo FTP, cozzando con termini sconosciuti, ignorante delle regole basilari che dominano il Web e commettendo così gli errori più stupidi. L'incomprensione di protocolli e linguaggi, nonché i termini tecnici, rendono ogni cosa più complicata. Al punto che sembra impossibile raggiungere un qualsiasi risultato. Un gran premio di formula uno, emozionante, fantastico, solo che al momento della partenza ti ricordi che non hai mai avuto la patente, e ti domandi: a cosa serviranno mai quelle leve tra i piedi? Impegnato come da ragazzo con i primi computer, non mi rendo conto del tempo che passa, i suoni sono attutiti dalla concentrazione, i motorini fracassoni dei piccoli ribelli locali non si sentono nemmeno, e quando mio padre mi chiama, deve urlare un paio di volte il mio nome. Nonostante tutto, quell'uomo che grida per strada in un italiano stentato distoglie per un momento l'attenzione da tutti questi rovelli telematici e m'incuriosisce. Fermo nel bel mezzo della strada c'è un vecchio furgone; un tempo sicuramente candido da sembrare un confetto della prima comunione, ora ridotto come un foglio di quaderno recuperato in extremis dal cestino della carta straccia. Dal finestrino sporge fino alla vita un uomo. Capelli biondi cenere scompigliati, ed i lineamenti squadrati fanno da cornice all'espressione dura e paonazza del viso di questo signore, che con foga sbraita e gesticola, agitando le braccia come chi sta per affogare. Grida all'indirizzo di qualcuno, cercando prima di tutto d'attirare l'attenzione del passante, e sicuramente per chiedere informazioni. Continuamente ignorato, si sporge sempre più ed alza ancora il tono, forse impreca ma non è dato sapere in che lingua. Passano nel frattempo alcune macchine, le signore bionde a bordo di grossi fuoristrada e auto di lusso rallentano e sorpassando lanciano occhiate a volte maligne altre allibite, chiedendosi che succede, perché quell'uomo si sporge gridando. Nessun'altro passante sembra disponibile, oltre a quello che nonostante i ripetuti richiami, continua ad ignorare lo straniero sul furgone. Ad aiutare lo straniero pare non ci sia nessuno, ed anche se non troppo convinto penso tocchi a me, quando arrivo in prossimità del cancello di casa, la mia vicina compare alla finestra, lancia un'occhiata per la via e scoppia in una gran risata. Arrivo all'incrocio e finalmente vedo la causa di tanta agitazione. Mario sull'altro lato della strada è come paralizzato; tiene il borsello, un residuato anni settanta, stretto con entrambe le mani, coprendo la pancia come a volersene far scudo, il viso paonazzo per la vergogna, la frustrazione di non capire e il risentimento per esser trattato in malo modo. La vicina di casa, ora per strada anche lei, chiede al conducente del furgone di che ha bisogno, mentre io con un gesto saluto Mario. Non dico ciao, tanto è sordo dalla nascita.

impanato da uzi | 02:37 | Commenta:




giovedì 11 settembre 2003

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Question marks
Capita a volte di trovarsi in disarmonia con se stessi, almeno con quel "te stesso" di qualche tempo addietro. Probabilmente mi sono solo spento. Ho chiuso porte e finestre per non sentire il troppo rumore che viene da fuori, o al contrario; per non sentire i lamenti che vengono da dentro. Ho raggiunto, in questi ultimi giorni, una pace interiore che mi lascia allibito. Non è da me rasserenarmi senza motivo, lasciare che le cose vadano da sé, quello si, lo faccio spesso. Anche se poi me ne pento. Sempre. Riprovevole, ma non desisto. Cosa mi è capitato? Ho trovato un equilibrio per essere così tranquillo, o più semplicemente ho gettato la spugna? Una resa si, ma nei confronti di cosa? Delle cose che invariabilmente vanno come devono, nonostante si speri e ci si sbatta per cambiare, cercando invano un modello, qualcosa cui ispirarsi per migliorarsi? Tutto e tutti? Per quale motivo, forse raggiunti limiti d'età? Che forse si arrendono all'inevitabile quei vecchi in fondo alla via, sempre pronti a rimbrottare, a chiamarti per nome riuscendo sempre a farti sentire un bambino? C'è un limite oltre il quale non si può andare? Intendo un limite di tempo. Tempo per fare cose incontrare gente. Lo spazio dedicato allo stare insieme, condividere, amare, odiare, lasciarsi. Un periodo determinato, oltre il quale non si può andare? Come se le cellule atte a questo compito, dopo una certa età sparissero, e quel che è fatto è fatto. Sono arrivato qua senza troppi sforzi. Qualche rinuncia certo, molte comuni ai più, qualcuna solo mia. Ma chi non ha rinunciato a qualcosa, oppure avuto l'impressione di privarsi di cose ad altri magnanimamente concesse? Senza troppe lacrime né grandi dolori. Che siano necessarie, Indispensabili per apprezzare meglio il resto? Vorrei proprio sapere cosa mi ha levigato quel salubre astio nei confronti della vita grama, attutito l'accanimento con cui si sbatte la testa contro le cose andate storte. Non dico: voglia di fare. Non è voglia, ma il normale spirito umano che lotta per rimanere in carreggiata, nell'equilibrio sempre precario del: cosa sarà domani? Si, mi sono spento. Non completamente, solo un po'. Chissà, magari solo per un po'.

impanato da uzi | 02:04 | 7 Commenti




lunedì 8 settembre 2003

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Mina vagante
Opaca e priva di calore, la luce oggi non era di quelle giornate, ormai nella memoria come le più belle e calde delle ultime stagioni estive, ma una pallida imitazione. L'impressione era quella che stava per cambiare tutto, per tornare alla normalità. Nella piazza del paese, posta di fronte al castello del XVI secolo, posati sull'erba di quelli che si potrebbero definire giardinetti, ci sono enormi pietre lavorate. Di preciso nessuno sa quale funzione avevano, ma assicurano che risalgano ai tempi dei romani. Nessuna datazione, solo: ai tempi dei romani. Trovarono questi massi pochi anni fa, scavando le fondamenta delle case nuove, quando ristrutturarono la piazza. Da allora i nuovi inquilini, molti provenienti dalla città, hanno fatto il diavolo a quattro per ottenere una pensilina alla fermata dell'autobus. Si lamentavano soprattutto i genitori dei ragazzi che aspettando l'autobus, rimanevano esposti alla pioggia, e presentarsi a scuola fradici, non erano invogliati di certo allo studio. Le amministrazioni si alternarono, ma della pensilina non se ne faceva nulla, poi venne la sindachessa il primo sindaco donna e per di più: non democristiano, dai tempi del dopoguerra. Fu così che gli studenti di qui ebbero la loro bella pensilina in plexiglass. Esteticamente un pugno nell'occhio, sia rispetto all'antico edificio che ci ostiniamo a chiamare castello, che alla più recente piazza, anche se questa, esteticamente sia molto discutibile, è senz'altro meglio della pensilina. A pochi metri dalla pensilina, c'è un bar, frequentato per lo più da giovani. Sopra al bar, forse come monito a chi crede che la giovinezza sia eterna, hanno adattato un paio d'appartamenti adibendoli così a centro d'accoglienza per anziani. Poche persone a dir la verità, la struttura non può accogliere più di quattro o cinque persone alla volta, inoltre; con più gente servirebbe molto più personale qualificato. Probabilmente è per questa mancanza di personale che Mina riusciva spesso a sgattaiolare fuori dell'appartamento, e andare a sedersi sotto la pensilina. Forse col desiderio di partire, o magari solo per vedere passare le persone e salutarle. Di Mina si sanno poche cose, non è del paese, e non ha tutte le rotelle a posto, questo la rende priva di passato, e lei non dice molto di se, e quel che dice, spesso è sconclusionato o privo di senso. Però le piace sedersi sulla panchina, sotto il plexiglass anche quando piove, e guarda le persone, le saluta, a volte sembra voglia davvero partire, ben vestita, in ordine, con la vecchia borsa di pelle marrone gonfia di chissà che, passa qualche ora, poi l'infermiera o l'assistente sociale corrono preoccupati a recuperarla. Invece del sonnellino pomeridiano Mina preferisce guardarsi intorno, vedere gente seduta lì, sotto la pensilina. Quest'estate hanno tolto la pensilina, i ragazzi che d'inverno s'infilano sotto quel riparo di plastica, durante le vacanze hanno dipinto con lo spray, graffiato, incrinato prima e rotto dopo, le pareti trasparenti che sembravano infrangibili. Il colpo di grazia fu dato da un ubriaco, che in retromarcia, ha centrato uno dei supporti in metallo, dando alla struttura un orribile effetto terremoto. Non era una struttura instabile o pericolante, ma in comune decisero di toglierla. I maligni dicono per ripicca, altri per far posto ad una nuova pensilina, futuristica o magari che s'intona con l'ambiente. Chissà. Mina non si scoraggia, ha fatto suoi i macigni; qualche volta chiacchiera con gli albanesi durante la loro pausa pranzo, oppure infila le cartacce nei fori rettangolari, e se questi sono pieni, allora li svuota e diligentemente porta le cartacce nel cestino dei rifiuti. Mina è pazza, lo sanno tutti. Non pericolosa, ma certamente pazza. Eppure si sa adattare, riesce persino a parlare con gli extracomunitari. Forse perché solo loro la possono capire.

impanato da uzi | 02:46 | 3 Commenti




domenica 7 settembre 2003

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Best Company

S'kim si takav si
[
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei ]


impanato da uzi | 00:58 | 6 Commenti